Recuperati resti umani dalle acque del lago d'OrtaNOVARA – Lo scorso sabato pomeriggio, alcuni sommozzatori hanno avvistato un veicolo tra le acque del lago d’Orta, in provincia di Verbania (Novara). All’interno sono stati trovati resti umani che, secondo le prime ipotesi, apparterrebbero a due anziani scomparsi in quella stessa zona nel gennaio 1987, ma solo l’esame del DNA potrà confermare la loro identità. Gli investigatori pensano che l’auto, un’Apecar Piaggio color rosso degli anni ’70 considerata un antenato delle moderne minicar, possa essere finito nelle acque del lago a seguito di un incidente stradale o di una manovra errata del conducente. “Anche se non si trattasse dei due anziani scomparsi – hanno dichiarato gli inquirenti – è certo che quei resti sono rimasti nel lago per molti anni”.

Come molti altri, i tre subacquei stavano esplorando i fondali del lago quando hanno individuato, a soli 8 metri di profondità e a 3 dalla riva, una vecchia auto riversa su un fianco. Incuriositi, con l’aiuto di una potente torcia si sono avvinati al mezzo riuscendo a scorgere al suo interno alcuni resti umani. Risaliti in superficie, hanno subito dato l’allarme avvisando le autorità che hanno iniziato le operazioni di recupero senza far trapelare la notizia, limitandosi a transennare la zona. I lavori sono iniziati quella sera stessa intorno alle 21 e dopo non poche fatiche, grazie all’utilizzo di un’apposita gru, alle 15 del giorno successivo, l’Apercar è riemersa dalle acque. Prima è stato recuperato un pezzo della intelaiatura, poi l’abitacolo con il suo macabro contenuto: ossa umane sparse alla rinfusa e qualche indumento.

In un primo momento si pensava che i resti trovati nelle acque del lago appartenessero alla stessa persona, poi è sorto il sospetto, benché ancora da verificare, che si trattasse di due anziani scomparsi nel nulla 30 anni fa. Secondo tale ipotesi, all’interno del mezzo ci sarebbe stato Luciano Genduso e Donato Musto, che al momento della scomparsa avevano rispettivamente 66 e 74 anni. In attesa del referto del DNA, le indagini, coordinate dal procurate capo Olimpia Bossi e dal sostituto Sveva De Liguoro, sono state affidate ai Carabinieri della stazione di Omegna e del Comando Provinciale di Verbania. Il mistero più grande è come il veicolo sia passato inosservato per tutto questo tempo. Secondo la ricostruzione, all’epoca della scomparsa non esisteva ancora un lungolago quindi era sufficiente una manovra errata per finire in acqua. Recentemente però, vicino alla zona dove è avvenuta la scoperta, sono stati fatti dei lavori alla passeggiata lungolago e diverse pulizie del fondale, che avrebbero potuto portare alla luce il veicolo. Un’altra ipotesi è che questi lavori abbiamo invece spostato il veicolo più vicino alla riva.