Camion contro gruppo di soldati a Gerusalemme: 4 vittimeGERUSALEMME – Un camion ha travolto di proposito un gruppo di soldati a Gerusalemme appena scesi dall’autobus, inserendo poi la retromarcia per investirli di nuovo. Il bilancio provvisorio è di 4 morti, di cui 3 donne, e 20 feriti. Due soldati rimasti illesi hanno aperto il fuoco contro il killer e l’hanno ucciso mentre era ancora alla guida del mezzo. A diffondere la notizia è stata la radio militare israeliana, supporta dalla testimonianza dell’autista dell’autobus, che ha assistito impotente alla scena. Il commissario della polizia locale, Roni Alsheich, sentito in merito alla tragedia, ha spiegato che non c’erano indizi che potessero far sospettare un attentato: i soldati investiti stavano facendo -un giro turistico della città.

Secondo fonti palestinesi, alla guida del camion c’era Fadi al-Qanbar, 28enne palestinese di Jabel Mukaber, quartiere est della città. L’uomo ha deliberatamente mirato ai soldati con il proprio mezzo e, per accertarsi di causare più vittime, ha poi deciso di invertire la marcia e investirli una seconda volta. Fin dal primo momenti, secondo i media locali, dietro alla tragedia c’era ancora una volta la mano dell’ISIS. Le somiglianze con gli altri attentati infatti hanno spinto gli inquirenti a seguire subito la pista del terrorismo, aumentando il livello di allerta in città. Teoria supportata poco dopo dalla rivendicazione del portavoce del movimento islamico, Hazzem Qassem.

“Sembra esserci un legame con gli attentati in Francia e a Berlino, avvenuti entrambi con l’utilizzo di un camion – ha dichiarato il premier Benyamin Netanyahu – Noi combattiamo contro questo male e avremo il sopravvento”. Rivendicando l’attacco, Qassem ha espresso il suo compiacimento per la strage nella capitale, definendo eroico il gesto del 28enne. “Le continue operazioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est – ha scritto sulla sua pagina Facebook – provano che l’Intifada di Gerusalemme non è un evento isolato, ma piuttosto una decisione del popolo palestinese di ribellarsi finché non otterrà la sua libertà e liberazione dall’occupazione israeliana”.