"Not my President", ecco le proteste contro TrumpUSA – Numerose sono state le proteste in strada contro la vittoria di Donald Trump, eletto 45° presidente degli Stati Uniti. “Not my President” è lo slogan principale che ha spinto migliaia di cittadini ad occupare le strade, soprattutto a New York e a Chicago, dove si sono svolte le manifestazioni più imponenti, mentre a Manhattan sono state arrestate 30 persone. L’area dove sorge la Trump Tower, attuale residenza del neo-presidente sulla Fifth Avenue, era stata preventivamente blindata con agenti dell’antiterrorismo in asseto anti-sommossa ancora prima di sapere il nome del vincitore.

“Not my President”, “Hey Hey Ho ho Donald Trump has to go”, “The future is female” e “No Trump, No KKK, No racist USA”. Questi i cartelli e gli slogan cantati più frequenti presenti alle numerose proteste per la vittoria del repubblicano. Oltre a New York e Chicago, i cortei hanno sfilato anche a Seattle, Portland, Oakland, San Francisco, Los Angeles, Boston, Filadelfia, Detroit e Austin. Anche la Casa Bianca e Washington sono state “prese d’assolto” da una folla numerosa, riunitasi per manifestare rabbia e frustrazione per la sconfitta di Hilary Clinton, invocando anche il nome di Barack Obama. Temendo che la situazione possa degenerare, l’isolato dove sorge la Trump Tower è stato circondato con camion “anti-bomba” pieni di sabbia e sorvegliata da diversi agenti in tenuta antisommossa che sorvegliano l’ingresso all’edificio. Forti tensioni ed arresti anche a Columbus Circle, all’ingresso nord di Central Park dove si trova il grattacielo Trump Hotel. I voli sopra i due edifici sono stati vietati.

Nonostante le numerose proteste e lo scontento di molti cittadini, il programma del neo presidente è rimasto invariato. Oggi, Trump sarà ricevuto da Barack Obama alla Casa Bianca per il passaggio di consegne tra l’attuale e il futuro leader degli USA. Durante questa fase, che dura oltre un mese e si concluderà il 20 gennaio 2017 con l’ingresso ufficiale di Trump alla Casa Bianca, dovrà essere formato il nuovo governo e scegliere le persone a cui affidare i posti chiave all’interno dell’amministrazione statunitense. Il “transition team” di Trump sembra avere già elaborato una lista di 41 nomi per riempire i posti, tra cui Rudi Giuliani (ex sindaco di New York) come Ministro della Giustizia e il deputato Duncan Hunter come possibile capo del Pentagono.