L’esposizione a rischi fisici e scarsa igiene sul posto di lavoro può influenzare l’attività cognitiva: lo spiega uno studio della Florida University che ha valutato le prestazioni cognitive dei lavoratori in condizioni inadeguate quanto a stimoli ed a condizioni lavorative. I dati utilizzati sono stati ripresi dalla ricerca Midlife in the United States (MIDUS), che ha raccolto le testimonianze di 4963 lavoratori non istituzionalizzati d’età compresa tra 32 e 84 anni. La letteratura aveva già confermato che mansioni di bassa complessità potessero causare un deterioramento cognitivo precoce, assunto riconfermato dall’attuale analisi dei dati, ma l’aspetto del tutto nuovo di questo studio riguarda le condizioni di lavoro. Nella pubblicazione ufficiale sono state categorizzate come “rischi fisici” (physical hazards), comprendenti situazioni pericolose in generale, esposizione a radiazioni, a stimoli visivi ed uditivi troppo intensi, rischio di punture, tagli o ustioni, nonché la possibilità di contrarre malattie ed infezioni.

Lo studio mostra che la persona psichica non è necessariamente scissa dalla persona biologica sul luogo di lavoro, quindi le condizioni materiali in cui si svolge l’attività neurale condizionano l’individuo quanto quelle psicosociali. In questo senso, ad un ambiente trascurato e/o poco sicuro è corrisposta una maggiore debolezza nell’utilizzo della memoria episodica e della funzione esecutiva in generale. Quest’ultima fa riferimento alle attività come portare a termine i propri compiti, gestire il tempo e dirigere l’attenzione: tutte capacità che possono essere tutelate dal declino cognitivo precoce assegnando al lavoratore una quantità adeguata di mansioni decisionali, consigliano gli autori della ricerca, unite alla cura per il luogo fisico in cui si svolge l’attività lavorativa.