Papa FrancescoNella giornata di ieri sabato 14 maggio, Papa Francesco ha presieduto un’udienza giubilare in Piazza San Pietro per continuare il discorso sulla misericordia, tema su cui verte il Giubileo straordinario iniziato in dicembre. Il Papa durante il discorso sotto la pioggia battente si è scagliato nuovamente – non è la prima volta – contro l‘eccessivo attaccamento che molte volte si ha verso gli animali, suscitando già qualche polemica tra gli animalisti.

Prima di avventarsi contro le parole del capo della Chiesa, tuttavia, sarebbe opportuno che si considerassero le sue argomentazioni, tutt’altro che dissennate, che mirano a precisare l’essenza della pietà, concetto esistente anche nel mondo pagano come pietas, ovvero un sentimento di profondo rispetto verso dio, i figli e i genitori o gli anziani in generale. La pietà in questa accezione, quindi, non deve essere confusa con la compassione che si prova nei confronti degli animali. Le parole del pontefice sono state: “Accade che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. Quanta gente attaccata a cani e gatti e poi lascia sola e affamata la vicina. No, per favore no!».

La diatriba su queste parole nasce dall’equivoco che il Papa esorti a non affezionarsi agli animali. Non è così. La questione che intende abbracciare è ben più ampia, e ha lo scopo di sottolineare la poca coerenza di chi si professa un instancabile paladino dei diritti degli animali, ma che si mantiene del tutto freddo quando si tratta di fare del bene ad un proprio simile con un atteggiamento quasi di disprezzo. “Per Gesù – continua Francesco – provare pietà equivale a condividere la tristezza di chi incontra, ma nello stesso tempo a operare in prima persona per trasformarla in gioia”.

Quello del Papa è un accorato appello a scrollarsi dal proprio egoismo, per venire incontro a chi soffre, per provare quell’empatia di sentimenti che sempre più spesso si trasferisce nei confronti degli animali. Essi sono comunque degni di ricevere l’affetto del padrone, ma certo non si può e non si deve confondere questo legame con la pietà che si rivolge ad una persona bisognosa.