AnkaraANKARA – Erano le 18.30 di una domenica di fine inverno quando nel centro di Ankara un boato si è fatto sentire per chilometri. Due kamikaze hanno attaccato la zona di Kizilay uccidendo 37 persone e lasciandone ferite altre 125. Con questo attacco è stato ricordato ai turchi che la stabilità promessa dal presidente Erdogan sarà difficilmente raggiungibile.

Questo è il terzo attacco in cinque mesi, dopo l’ultimo del 17 Febbraio, firmato dal Pkk dove vennero uccise 29 persone e che, a differenza di quello di ieri, era rivolto ai militari e non ai civili. Sono infatti 37 civili le vittime dell’esplosione che è avvenuta tra i Ministeri di Giustizia ed Educazione.

Il governo ha dichiarato che una dei due kamikaze, morti nell’esplosione, era una donna e che probabilmente l’attentato è da attribuire al Pkk, anche se in un primo momento l’opzione che fosse un attacco dell’Isis non è stata scartata. E’ stata imposta una censura ai media sulle immagini e sulle riprese del luogo dell’esplosione e rallentati Facebook e Twitter, per permettere alle unità investigative di operare al meglio.

L’ambasciata americana esattamente due giorni fa aveva dato l’allarme per la zona di Bahçelievler, che si è rivelata poi lontana dalla zona effettiva dell’attacco.

La donna Kamikaze
Sia il governo che il quotidiano Sabah, legato alla famiglia del presidente Turco Recep Tayyip Erdogan, hanno attribuito l’attentato alla 24enne curda Seher Cagla Demir. La ragazza, nata a Kars in Kurdistan, si era trasferita a ovest del Paese per studiare in un liceo turistico della cittadina di Balikesir, quando nel 2013 venne arrestata per propaganda a favore del terrorismo e partecipazione a banda armata (Pkk). La donna era collegata al gruppo armato curdo, anche se non c’è stata ancora alcuna rivendicazione.