cervelloLo stile di vita influisce sulle dimensioni del cervello in età avanzata: ancora più fondamentale il ruolo dell’attività fisica nell’invecchiamento cerebrale, ma la risposta non è necessariamente lo sport. Non è certo una novità che esso abbia benefici sulla qualità e sulla durata della vita in genere, nonché sull’effetto ritardante rispetto al declino cognitivo che dopo una certa età avanza di pari passo con l’anzianità. L’ultima ricerca, pubblicata su Neurology, mostra che ciò non è solo vero in termini di prestazioni cognitive e che l’attività fisica necessaria per ottenere questi benefici non è da considerarsi uno sforzo fisico, come spesso ritenuto. L’autrice Nicole Spartano ha sottoposto più di un migliaio di soggetti dell’età media di 40 anni, non affetti da malattie cardiovascolari o demenze, ad un’attività semplice quale la camminata su tapis roulant, ogni giorno. Un ventennio dopo, gli stessi soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica, dalla quale è risultata una disparità rispetto al volume cerebrale, che nei sedentari è diminuito proporzionalmente ad un invecchiamento cerebrale di 2 anni in più, rispetto a chi aha svolto regolare attività fisica.

In una rivista a Medical News Today, la Spartano ha affermato che i meccanismi sottostanti non riguardano solo lo sport, come intuibile dallo studio stesso, che non si è proposto di sottoporre i soggetti ad un’attività fisica intensa. Entrano in gioco nuove variabili, che portano a vedere quest’esercizio fisico non più finalizzato ad un punto di arresto ritenuto ottimale e non più vincolante come può essere un allenamento stressante per l’organismo. “Sappiamo da altri studi che un programma di esercizio fisico che aumenta la forma fisica può migliorare l’afflusso di sangue ed ossigeno al cervello, migliorando nel breve periodo la neuroplasticità“, spiega l’autrice. Poco dopo, fa notare che l’impatto di questa dinamica non dipende del tutto dalla forma fisica in se stessa, ma dai fattori che determinano lo stile di vita del soggetto: ciò significa che un livello minimo di esercizio fine a se stesso è la chiave per mantenere una prestazione ottimale delle funzioni cognitive.