Riforma Costituzionale
La Camera ha approvato il testo della Riforma Costituzionale: 367 voti favorevoli, 194 contrari e 5 astenuti. Si è così conclusa la prima fase dell’iter di revisione costituzionale: il progetto di legge deve ottenere il voto favorevole di entrambe le camere sul medesimo testo. Ora si passa alla seconda deliberazione, in cui i parlamentari non possono presentare emendamenti. Se la Riforma venisse approvata sia alla Camera che al Senato con la maggioranza qualificata dei 2/3 dei parlamentari, non si ricorrerebbe al referendum confermativo. Tuttavia, i numeri risicati della maggioranza a Palazzo Madama lasciano presagire un secondo scenario: la Riforma Costituzionale verrà approvata a maggioranza assoluta e, pertanto, potrà essere richiesto un referendum popolare.

Si noti: “potrà” essere richiesto. La nostra Costituzione prevede, infatti, che siano i membri di una Camera (un quinto), parte del corpo elettorale (almeno 500.000 elettori) o rappresentanze territoriali (5 consigli regionali) a chiedere il referendum. Tuttavia, Matteo Renzi ha già annunciato che saranno gli stessi deputati e senatori del Partito Democratico a richiedere il referendum sulla Riforma Costituzionale, che rappresenta il cuore del programma politico del premier: “Se vince il no, mi dimetto“.

Questi sono dunque i prossimi “appuntamenti“: intorno al 20 gennaio si voterà alla Camera, a metà di aprile al Senato e, infine, in autunno si terrà il referendum. Il popolo italiano sarà chiamato a votare Sì o No alla Riforma Costituzionale. Questo referendum non prevede quorum costitutivi: non è importante quanti cittadini si rechino alle urne. Si procederà esclusivamente al conteggio dei voti espressi: se quelli favorevoli sono maggiori rispetto ai contrari, la legge viene promulgata. Altrimenti, il progetto di legge viene cestinato, così come gli sforzi del Governo. E, stando alle parole del premier Renzi, con l’eventuale bocciatura della Riforma Costituzionale si andrà a nuove elezioni.