policistico

Ovaio policistico e disturbo bipolare formano un binomio sottovalutato dalla medicina odierna, eppure le evidenze sono lampanti, e non solo tra queste due patologie. Pur essendo caratterizzate da sintomi più o meno diversi, esse possono coesistere silenziosamente nella vita della persona, che può procrastinare i dovuti accertamenti medici finché la situazione non raggiunge una gravità inoppugnabile. Nello specifico, la Sindrome dell’Ovaio PoliCistico (PCOS o anche policistosi ovarica) è una patologia endocrino-metabolica, che causa uno scompenso ormonale tale da compromettere l’attività fisiologica dell’apparato riproduttivo femminile. Ciò accade perché le gonadi (per cause genetiche) producono un eccesso di ormoni androgeni, causando all’interno delle ovaie la formazione di cisti che nel decorso della malattia vanno aumentando di volume e numero. Questo, fino a causare amenorrea (assenza di ciclo mestruale) o anche emorragie interne che portano all’unica soluzione, in extremis ed in assenza totale di terapia farmacologica, di asportare le ovaie stesse. Tra i vari sintomi, un ciclo mestruale molto irregolare e molto doloroso, acne, perdita di capelli, apnea notturna, eccesso di peluria dovuta agli ormoni androgeni in esubero, aumento di peso ed infine disturbi psicologici di tipo ansiogeno e depressivo.

Questa patologia colpisce il 5% della popolazione femminile di tutto il mondo, che messa in questi termini non rende l’idea quanto calcolata rispetto ai 7 miliardi di abitanti del pianeta: si tratta di diverse centinaia di milioni di donne. Di queste, ben il 60% ha sintomi psicologici e può sviluppare patologie più o meno gravi a seguito dello scompenso ormonale dovuto alla PCOS, senza considerare i sintomi dovuti alla terapia farmacologica prescritta dai medici, che varia in quantitativo di ormoni somministrati a seconda della gravità del caso. Il disturbo bipolare (o anche maniaco-depressivo) trova qui terreno fertile, trattandosi di una patologia caratterizzata da gravi alterazioni dell’umore suddivise in fase maniacale (spensieratezza e felicità) e fase depressiva (disperazione), che hanno una durata relativamente lunga nella vita dell’individuo e possono scandirla per intero con questo ritmo. La patologia è molto diffusa, anche se silenziosamente, infatti ne soffre l’1% della popolazione mondiale e spesso si necessita di una terapia farmacologica che stabilizzi l’umore del paziente, in combinazione con la psicoterapia.

Un recente studio canadese ha trovato una correlazione inaspettata tra l’insorgenza di PCOS ed il consumo di questo farmaco: l’acido valproico, che è principalmente un anticonvulsivante utilizzato per il trattamento di crisi epilettiche, ma ha una funzione stabilizzante dell’umore sui pazienti bipolari. Al 43% delle pazienti in età fertile, che hanno fatto uso di questa sostanza a causa dell’epilessia, è stata diagnosticata la sindrome dell’ovaio policistico, stessa prassi per il 47% di quelle che ne facevano uso per curare il bipolarismo. Inoltre, tra i sintomi di questa patologia vi è proprio l’irregolarità del ciclo mestruale, nonché il doppio delle probabilità di sviluppare una sindrome metabolica, che favorisce disturbi cardiovascolari gravi e che nelle pazienti di PCOS si verifica nel 50% delle pazienti. Entrambi i disturbi portano ad elevati livelli dell’ormone dello stress, cioè il cortisolo, che secondo alcune ricerche possono derivare da una disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA): quando l’evento stressante cessa, i livelli di cortisolo non si abbassano ed esso resta in circolo.

Questa è una delle cause di disturbi depressivi ed anche di alcuni disturbi cognitivi, ma uno squilibrio ormonale del genere potrebbe anche essere la causa dell’iperandrogenismo che porta poi alla PCOS. Queste evidenze raccolte da studi recenti non costituiscono però una risposta alla questione sulle cause di due patologie molto simili e sicuramente molto correlate, anche perché ad oggi la causa ufficiale della Sindrome dell’Ovaio Policistico è il fattore genetico, ma solo in assenza di spiegazioni più esaurienti. Sicuramente le patologie vanno identificate subito con i dovuti accertamenti ed una donna colpita da una delle due dovrebbe essere a conoscenza di un certo rischio, per agire prontamente.