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I propositi del nuovo anno subiscono sempre imprevisti, ma non è un caso: il motivo è più semplice di quanto pensiamo, come anche la soluzione. Il primo errore inconsapevole e da evitare è un meccanismo chiamato “fallacia d’arrivo” (“arrival fallacy”), che accade quando ci si prefissa l’obiettivo troppo in là nel tempo, nutrendo nei suoi confronti sempre più aspettative e rendendole sempre più irrealistiche. Un esempio sono gli obiettivi raggiungibili solo nel lungo termine, come perdere molto peso, avere un contratto lavorativo a tempo indeterminato, o anche guarire da qualche patologia comportamentale come l’alcolismo o i disturbi alimentari: obiettivi che non si ottengono in un solo passaggio, ma dall’unione di molteplici sforzi e richiedono l’interazione con i feedback di risposta ottenuti da ciascuna fase superata. Un esempio delle aspettative connesse a questo tipo di scopi è la classica frase: “Quando sarò… farò… “, che riguarda tutta una serie di altri obiettivi posticipati insieme all’azione stessa. Si può fantasticare di offrire una vita agiata al partner o finanziare viaggi, oppure di vestire una taglia 38 dopo aver perso i chili di troppo. Tuttavia, questi possono anche diventare incontrollabili ed irrealistici, come pensare di accumulare una cifra enorme entro l’anno o di ottenere il successo in tutti gli aspetti della vita dopo aver perso peso, o ancora di poter fumare/bere/abusare del cibo senza nessuna ripercussione sul piano patologico.

Qual è, dunque, la causa del fallimento di moltissimi propositi? Principalmente la motivazione, che può venir meno per diverse ragioni: perché non si adottano le strategie giuste allo scopo desiderato, perché si scelgono altri obiettivi più facili da raggiungere e più vicini temporalmente, oppure perché la motivazione è estrinseca. Con le prime due, basta tornare sui propri passi e fare una scelta più ponderata sulle proprie capacità di farcela o trovare altri modi per riuscire nell’impresa, ma nella terza il discorso è più complesso. Questo perché quella estrinseca è una motivazione che non ha a che vedere con i nostri reali desideri (intrinseca in questo caso), ma è frutto di pressioni ambientali e sociali. Ad esempio, il desiderio di cambiare il proprio corpo può dipendere dalle delusioni accumulate negli anni, non dalla reale voglia di farlo, così come cercare un lavoro a tempo indeterminato può derivare dalle richieste dei genitori o di un partner che cerca stabilità economica per la coppia. In tal caso, si sta scendendo a patti con se stessi per limitare le perdite nella valutazione costi-benefici della propria vita, ma non si sta realizzando nulla per se stessi. Le aspettative nutrite possono fungere da motivazione per un po’, ma quando il loro effetto cessa si ha bisogno di qualcosa di più stimolante, amplificandole fino ad ottenere prospettive inarrivabili per se stessi.

Talvolta, una motivazione debole può celarsi anche dietro la mancanza di strategie, che in realtà costituisce un tentativo di autosabotaggio. In tal caso, la persona accumula fallimenti ottenuti con le proprie mani, portando avanti un meccanismo di difesa dal fallimento reale, che può andare avanti all’infinito. E’ in questa situazione chi si ripropone gli stessi buoni propositi ogni anno, senza aver concretizzato una minima parte di essi. Una volta compreso questo circolo vizioso di evitamento dell’ostacolo e delle conseguenti delusioni personali, arriviamo alla soluzione: come pensare in modo efficace, una volta per tutte e senza ripensamenti, ai buoni propositi per il nuovo anno? Il presupposto di sempre è la consapevolezza di sé, dunque prendetevi il tempo per stare soli con voi stessi, guardarvi dentro ed indietro, nell’anno o anche negli anni passati. Affrontare per un attimo, con calma, il risultato emotivo di quanto fatto e subìto è molto produttivo, mentre fuggire da esso permette ai propri problemi di espandersi silenziosamente. Alcuni psicologi consigliano di stilare una tabella, scrivere concretamente cosa sia andato storto e la ragione, senza dimenticare anche i successi ottenuti e le gratificazioni ad essi connesse. Anche le lezioni imparate dalle esperienze fatte sono da sommare ma, qualunque sia il bilancio, l’importante è vedere tutto in un’ottica di riscatto di sé. Qualunque sia l’obiettivo scelto, un altro presupposto da tenere a mente è la costanza, per cui va da sé una valutazione delle proprie capacità di portare a termine la propria “missione”.

Dovete anche pensare al modo in cui farlo, perché non basta essere fortemente motivati, se non si sa come farlo: principalmente il metodo si costruisce tramite la raccolta d’informazioni da libri, testimoni di una situazione simile o internet, da cui si passa all’analisi delle risorse a disposizione e dei tempi previsti. Darsi delle scadenze per ciascuna fase del piano può essere un buon metodo di controllare i progressi per non mollare, oppure qualcuno a voi vicino o che si trova nella stessa situazione può farlo al posto vostro. Tuttavia, se si tratta di scegliere delle persone da cui trarre supporto morale va usata molta cautela: quest’appoggio psicologico non può essere l’unico, in mancanza di questa persona dovrete essere in grado di andare avanti. L’ultimo appunto, ma non per importanza, è forse quello fondamentale: nelle dosi giuste rende vane ansia da prestazione, arrival fallacy e la perdita di motivazione intrinseca. Perdonarvi, usare la delusione come carburante per dare di più, perché se siete onesti con voi stessi e lo sforzo è reale, meritate un margine d’errore.