Loredana Bertè

Una serie di rivelazioni choccanti che, neanche a farlo apposta, arrivano proprio nell’ambito della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. La rocker italiana Loredana Bertè, del resto, è abituata a stravolgere il pubblico, ma in una dimensione così dolorosamente “intima” nessuno l’aveva mai conosciuta. L’occasione per aprire il suo cuore la Bertè l’ha trovata grazie alla sua autobiografia, dal titolo “Traslocando – E’ andata così”, scritta a quattro mani con Malcom Pagani ed edita da Rizzoli.

La vita, la musica, gli amori, la morte della sorella Mia Martini: tutta la vita di Loredana Bertè racchiusa nella sua autobiografia ufficiale, arricchita da un linguaggio scurrile ma sincero. “Ho raccontato ogni cosa: forse sono stata un pò cruda, sboccata, ma è la mia voce quella, non mi piacciono le infiocchettature. A me piace Bukowski, mi piace Kerouac. E Michele Serra”, ha spiegato Loredana Bertè nel corso di un’intervista rilasciata a “Vanity Fair”.

Ha aperto la sua anima “rock” la calabrese performer di pietre miliari della musica come “Il mare d’inverno” e “Non sono una signora”. Dal cassetto della sua memoria Loredana Bertè ha rispolverato soprattutto i ricordi dolorosi e choccanti, come quelli concernenti la sua infanzia con la sorella Mimì, caratterizzati dalla presenza di un padre violento e molesto. “Per Mimì l’infanzia era un buco nero: non ricordava niente. Io invece tutto – spiega Loredana Bertè – E’ come se fossi andata dall’analista. Ricordare ha aperto la strada ad altri ricordi, cose che mi sono venute in mente dopo, quando il libro era già in stampa. Cose forse importanti solo per me, come il mio soprannome di bambina: Lola“.

La morte della sorella Mia Martini e le violenze casalinghe perpetrate dal padre della Bertè alla madre della cantante sono i passaggi salienti dell’autobiografia della cantante, che così descrive la sua turbolenta infanzia: “Era una vita d’inferno, senza la più piccola allegria, nemmeno gli auguri al compleanno. Tutte stelle mancanti. Nostro padre era un violento che massacrava di botte nostra madre, anche quando era incinta (provocandole anche un aborto, n.d.r.); uno che ha buttato mia sorella dal balcone per un brutto voto a scuola, e che, quando mamma non gliela dava, veniva in camera di noi bambine a masturbarsi guardando Mimì“. Il passaggio riguardante le molestie subite dalla sorella Mia Martini è forse uno dei più sconvolgenti tra quelli contenuti della cruda opera della Bertè. “Lei lo sentiva arrivare e mi diceva: “Chiudi gli occhi, fai finta di dormire” – racconta dolorosamente Loredana Bertè – Io guardavo attraverso le ciglia e vedevo una cosa che non capivo: cosa facesse quest’uomo fermo ai piedi del mio letto, girato verso mia sorella. Mimì mi ha spiegato tutto dopo molto tempo”.

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