sesso

Uno spot inglese è riuscito a spiegare l’importanza della consensualità nel sesso, paragonandolo con il thè: la chiave sono le aspettative di chi offre e contemporaneamente chiede un’unione intima con l’altro, rischiando di forzare dinamiche che devono restare del tutto spontanee, per rispettare la libera decisione di ciascun partner. Aspettativa e consensualità diventano due facce della stessa medaglia, dove ciascuna può offuscare l’altra, se nella relazione non trovano ognuna il giusto spazio: “Non costringete le persone a bere thè”, recita lo spot pubblicitario a cura della RockStarDinosaurPiratePrincess and Blue Seat Studios, lanciato dalla Thames Valley Police proprio per la sensibilizzazione a questo tema ben poco discusso.

In un modo molto semplicistico, si potrebbe opinare, il concetto viene però affrontato con la giusta dose d’ironia e soprattutto con associazioni e termini alla portata dell’utente medio, cosa che spesso si dimentica quando si giudica uno spot rivolto ad un certo target. “[Dopo aver proposto del thè] Potrebbero rispondere di sì, ma quando arriva il thè potrebbero non volerlo affatto. Certo, è abbastanza fastidioso poiché siete stati voi a preparare il thè, ma queste persone sono ancora in diritto di non essere obbligate a bere il thè.” Lo spot gioca molto sulla ripetitività e sul fatto che lo spettatore ha associato fin dall’inizio la parola-chiave con il sesso, quindi questo ritmo quasi monotòno (ma non fino a perdere l’attenzione dell’utente) propone l’elaborazione di frasi molto semplici e soprattutto dal significato inequivocabile, apparentemente ininfluenti, che diventano poi rappresentazioni plausibili di situazioni tipiche. Un contesto quasi infantile, come lo è anche in forma illustrativa, si crea man mano che la pubblicità avanza nella complessità dei possibili casi esposti: come un bambino, chi non può o non vuol frenare il proprio desiderio di convincere e/o costringere psicologicamente o fisicamente altri a fare sesso deve affrontare una grande realtà.

E’ il potere del partner sulla propria consensualità, che può significare tutto o nulla per chi “offre il thè”, ma che inevitabilmente c’è e ci sarà sempre, in opposizione o in alleanza con il desiderio del primo partner a fare sesso. Ne è un esempio il caso della persona che ha perso coscienza, analizzato fin nei minimi dettagli, come singole parole ed intenzioni, e nelle varie possibilità di come si possa essere verificata la scena, ma il finale è sempre lo stesso: “Posate il thè, assicuratevi che la persona incosciente sia al sicuro e questa è la cosa importante, nient’altro.” Nonostante le aspettative di chi prepara l’infuso, illuse oppure no dall’altra persona, è pur sempre la libera scelta consensuale a fare la differenza tra un atto volontario ed un abuso psicologico/fisico.