Limite denaro contante
Matteo Renzi va controcorrente: nella manovra finanziaria spunta la proposta di alzare il limite all’utilizzo del denaro contante a 3.000 euro. Il premier si scontra con la linea tracciata dai suoi predecessori: tale soglia, infatti, era stata abbassata nel 2007 da Romano Prodi a 5.000 euro, successivamente ridotta da Berlusconi e tagliata da Mario Monti sino ai 1.000 euro attuali. Ma si scontra anche con il proprio modello di riferimento: “Portiamo il limite al denaro contante al livello della Francia”. Peccato che i nostri cugini di Oltralpe vogliano abbassare la propria soglia per i pagamenti in contanti da 3.000 a 1.000 euro: insomma, il percorso inverso rispetto alla decisione del premier Renzi. C’è chi abbassa il limite al denaro contante per lottare contro l’evasione fiscale e chi, improvvisamente, lo alza.

L’utilizzo di tale soglia è volto a ridurre il tasso di evasione, consentendo un maggiore controllo dei pagamenti. Infatti, al di sopra della soglia massima, non è possibile pagare in contanti: si devono utilizzare movimentazioni finanziarie, come assegni e carte di credito, che sono tracciabili. Con l’introduzione di un limite all’utilizzo del denaro contante si riduce la possibilità di pagare in nero, perché ogni singola transazione che supera tale soglia viene registrata ed è quindi controllabile. Come si può spiegare la proposta del Governo? Secondo il premier, alzare la soglia del denaro contante favorirebbe una ripresa dei consumi e dell’economia italiana. Tuttavia, risulta difficile credere che una persona si rechi in un negozio con più di 1.000 euro in contanti per compiere un acquisto: è più plausibile pensare che chi si può permettere una spesa così ingente paghi con una carta di credito, non di certo in moneta e banconote.

Si potrebbe controbattere che in Italia l’82% delle transazioni avviene in contante e che nel resto d’Europa ci sono anche Paesi, come Germania e Olanda, in cui non esiste alcun limite all’uso del denaro contante. Tuttavia, riprendendo le parole dell’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani: “Non si può prendere la stessa medicina di chi non ha la malattia”. “Anch’io sono favorevole ad arrivare alla media europea nell’uso del contante, ma quando saremo alla media europea nell’evasione, nel nero, nella corruzione”, aggiunge il leader della minoranza Pd. E risulta difficile dargli torto: in un Paese come il nostro in cui la corruzione dilaga e la lotta all’evasione fiscale rappresenta da sempre una battaglia culturale ed economica, questa proposta è fuori luogo. Cambiare verso: sì. Ma in quale direzione?