Suburra

Altro che “Grande Bellezza”. L’altra faccia di Roma ci restituisce uno scenario a dir poco apocalittico: una Capitale corrosa da mafia, prostituzione, droga. Il regista di “ACAB” Stefano Sollima ci riprova e, dopo le fortunate serie dirette e prodotte dal cineasta – “Romanzo Criminale” e “Gomorra” – ritorna al cinema con “Suburra”. Il nome del film non può che richiamare alla mente, per assonanza, il titolo della serie televisiva discussa ma seguita che raccontava lo squallore dei quartieri napoletani “infettati” con il virus mortale della camorra. “Suburra”, però, prende il nome da uno dei quartieri più malfamati dell’antica Roma ove attualmente corruzione e violenza sono diventati, più che una piaga da estirpare, un vero e proprio stile di vita da abbracciare.

Caratteristica principale della pellicola di Sollima è la totale assenza dei “buoni”. “Suburra” è la terra degli antieroi, dei personaggi politici “sordidi”, degli impiegati senza spina dorsale, dei pusher e delle prostitute, portati su grande schermo da un cast assolutamente riuscito. Su tutti spicca la coppia Pierfrancesco Favino – Claudio Amendola, protagonisti “sporchi e cattivi” di una pellicola ritenuta dall’intero cast realistica, non pessimistica. “”Suburra” racconta gli intrighi di potere di una città che può essere una città qualunque e potrà essere visto anche fra alcuni anni rimanendo attuale”, spiega il regista del lungometraggio, nei cinema a partire dal 14 ottobre, che aggiunge: “Noi abbiamo iniziato a lavorare al progetto due anni e mezzo fa e credo che oggi sia attuale proprio in virtù del genere che abbiamo usato per raccontare la storia”.

Una delle migliori prove attoriali di “Suburra” è senza dubbio quella del “romanaccio doc” Claudio Amendola. Smessi i goliardici panni del “Cesarone”, Amendola mostra un lato inedito della sua professione: l’attore è bravissimo ad interpretare il ruolo del temuto e cinico Samurai, ultimo membro della Banda della Magliana. “Samurai sembra uno normale, è anonimo, cerca un anonimato per proteggere la figura di deus ex machina”. Ed è proprio questo anonimato apparente a renderlo temibile ma, allo stesso tempo, ricercato dai malavitosi che popolano Suburra. “Quando si parla di potere nel film si parla anche di cosa sei disposto tu, anche tu spettatore, a vendere per poter ottenere quello che vuoi – spiega Pierfrancesco Favino, che in “Suburra” interpreta un politico corrotto dedito ai vizi carnali e criminali – Soldi? Roba? Potere? Quale potere? È una domanda che mi sono posto io stesso se, per fare il mestiere dell’attore onestamente e per fortuna mi sono risposto in modo diverso rispetto al mio personaggio”.

Ambientato nel lontano 2011 e tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, “Suburra” non potrebbe essere più attuale di così. La finzione della storia si mescola alla cronaca attuale di una Capitale sempre più soffocata tra scontrini sospetti e “Mafia Capitale”. Il bene non trionfa in “Suburra”, i personaggi non subiscono alcuna redenzione repentina ed inspiegabile. “Il dolce non è previsto in questo film”, sottolinea ironicamente Pierfrancesco Favino.