Trump Berlusconi
Cari lettori, vi propongo un quiz: sette indizi per indovinare il nome di un noto personaggio politico. Inizia la propria carriera imprenditoriale nel mondo dell’edilizia. Raggiunge rapidamente i vertici della scala sociale divenendo uno degli uomini più ricchi del mondo e costruendo negli anni un immenso impero finanziario. Grande interesse per lo sport e naturalmente forte presenza mediatica, in particolare nelle televisioni. Improvvisamente, decide di entrare in politica, schierandosi nella destra. Si sposa più volte ed ha figli con diverse mogli. Si dice che si sia pure trapiantato i capelli.

La risposta è facile: non ci si può certo confondere. Si tratta di Donald Trump: sessantanove anni, nato a New York, candidato alle primarie del Partito Repubblicano. Infatti Trump ha iniziato la propria carriera imprenditoriale nell’azienda del padre, specializzata nell’affitto di case a Brooklyn, Queens e Staten Island. Da qui nasce la sua scalata economica che, investimento dopo investimento, lo porta a vantare un patrimonio stimato di 4 miliardi di dollari. Secondo Forbes, nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, Donald Trump si colloca alla posizione numero 314. Pur non essendo proprietario di nessuna squadra sportiva, ha un grande interesse per lo sport: in particolare, è stato il rappresentante di un atleta di wrestling ed è iscritto nella WWE Hall of Fame. Tuttavia, è sulla scena mediatica che Donald Trump ha conquistato tutta la propria fama: la sua vita stravagante e sopra le righe ha costruito l’immagine di un uomo schietto e irriverente, il classico modello del self-made man. A partire dal 2004 viene consacrato al grande pubblico americano come boss del reality show televisivo The Apprendice. Ora la discesa in politica: Donald Trump si è candidato ufficialmente alle primarie del partito repubblicano in vista delle prossime elezioni presidenziali ed i sondaggi lo accreditano come il grande favorito tra le fila dei conservatori.

Le analogie tra il magnate americano e l’ex Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi sono evidenti. Naturalmente i due si differenziano per caratteristiche personali e per il contesto politico-sociale in cui vivono, ma ciò che più li accomuna e che caratterizza la loro storia è il connubio tra potere mediatico, economico e politico, che consente di riflettere sull’evoluzione del rapporto tra comunicazione e politica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un processo di personalizzazione della politica, secondo cui i cittadini-elettori non votano più un partito e le sue ideologie, bensì persone. Più delle idee e dei programmi, ció che conta è il candidato e l’immagine che questi riesce a trasmettere di sè: come viene percepito dal popolo.

In questo processo di creazione e di comunicazione dell’immagine di un candidato assume un ruolo fondamentale l’esposizione mediatica: è il potere della comunicazione, che Donald Trump ed i suoi spin doctors stanno sfruttando alla perfezione. Il candidato repubblicano non ha avuto problemi nel creare la propria immagine, già ben delineata e riconoscibile. Si è trattato solo di adattare le proprie vesti di imprenditore schietto e spregiudicato ad un ruolo politico. Come? Attaccando gli avversari, rilasciando dichiarazioni forti, insultando giornalisti e ricevendo in cambio accuse di sessismo e razzismo, che non hanno fatto altro che alzare il livello del suo consenso. Perchè conta essere al centro dell’attenzione mediatica: non importa come. L’importante è far parlare gli altri di sè e farsi percepire come il cuore della discussione politica: “Non importa che se ne parli bene o male: l’importante è che se ne parli“, affermava Oscar Wilde.
E non è un caso che, in una politica personalizzata, il candidato che sta scuotendo l’opinione pubblica statunitense non sia un politico. Il caso-Donald Trump ripercorre la discesa politica di Silvio Berlusconi: il potere economico consente di raggiungere quello mediatico, che a sua volta può essere utilizzato come mezzo per conquistare il potere politico.