tatuaggi

Il 25% dei giovani che ha un tatuaggio o un piercing ha avuto problemi di infezioni. Lo afferma una ricerca condotta dall’Università di Roma Tor Vergata dopo aver analizzato circa 2.500 studenti liceali tramite un questionario anonimo: di questi, solo il 17% ha firmato il consenso, mentre il 5% è informato correttamente in merito alle possibili malattie. I rischi possono anche essere molto gravi: dal virus dell’epatite B fino all’Aids.

Alcuni studi recenti hanno rivelato come l’inoculazione di sostanze chimiche nella pelle, ad esempio quando ci si sottopone a un tatuaggio, può portare a un rischio indesiderato di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica. Secondo la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dello studio, 8 ragazzi su 10 “hanno affermato di essere a conoscenza dei rischi d’infezione”, ma solo il 27% ha dichiarato di avere un piercing e il 20% un tatuaggio.

Dallo studio risulta che coloro che vogliono avere un piercing o un tatuaggio sono la maggioranza: “Il 20% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di farsi un piercing e il 32% di ornare la pelle con un tatuaggio. Il dato scientificamente più interessante – commenta la Di Stefano – sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico: dato ancor più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma di legge”.

Il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente Nazionale del Congresso della SIGR di GastroReumatologia, ha affermato: “Per quello che riguarda tatuaggi e piercing non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati, come corde di chitarra, graffette o aghi da cucito, ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico”.