Salvini immigrazione

Nel mondo politico opposizione significa costruire un’alternanza di idee e di visioni: un confronto aperto, leale, anche duro e acceso ma allo stesso tempo concreto. Un dialogo che sia basato su proposte serie ed attuabili. Questa è un’opposizione seria e responsabile, che ha rispetto per il proprio ruolo istituzionale e per tutti i cittadini. Altra cosa è Matteo Salvini. Urlare, insultare, attaccare esasperando i toni non porterà a nessuna soluzione. Il flusso di migranti è sicuramente un problema: lo sanno i politici e lo sanno i cittadini che vivono questa emergenza sulla propria pelle. Nessuno deve bendarsi gli occhi. Ma c’è chi gioca col fuoco, aizzando la rabbia degli italiani e fomentando odio. La storia ci insegna che nei momenti di crisi socio-economica, il senso di frustrazione e le difficoltà materiali portano a cercare un nemico comune. Nel primo dopoguerra erano gli ebrei, gli zingari e gli omosessuali. Oggi sono ancora gli zingari, ma a questi si aggiungono gli immigrati.

“496 clandestini sbarcati a Lampedusa, 381 a Porto Empedocle. Continua il tentativo di sostituzione etnica voluto dalla sinistra. O li fermiamo in tempo, andando al governo, o i PROFUGHI saremo noi”. “Si possono rimandare al loro Paese gli immigrati schizzinosi”. “Che fare? Rimetterli sul primo barcone, e TUTTI A CASA!!!”. “Le risorse sbarcate hanno portato 180 casi di SCABBIA a Milano e dintorni, senza contare le altre centinaia di malati scappati. Che andassero tutti ad abbracciare Renzi e la Boldrini!!!”. Un exploit di razzismo e xenofobia che di certo non aiuta a trovare una soluzione concreta al problema.

Di fronte ad un’Europa che si tappa le orecchie e si fa viva solo per imporci il rispetto dei parametri di Maastricht, il mondo politico italiano dovrebbe essere compatto per far valere le proprie posizioni. Ma se le regioni del Nord si rifiutano di ospitare nuovi profughi, come potrà il Governo chiedere all’Unione Europea un’equa distribuzione dei migranti? Ma soprattutto: perché non sedersi ad un tavolo e discutere nel merito della questione? La risposta è semplice: a qualcuno conviene continuare ad attaccare e a gridare. Il consenso aumenta, si acuiscono le difficoltà di un Governo già di per sé instabile, ma sicuramente non si risolve il problema. Tuttavia, l’emergenza si fa sempre più critica di giorno in giorno: è il tempo delle decisioni, ma il clima tempestoso della politica italiana non lo permette. All’orizzonte del Bel Paese non sono previste schiarite.