MESSENGER

Lanciata alle 2:15 del 3 agosto 2004 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida), lo sonda MESSENGER (acronimo di MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging), come avvenuto per altri strumenti analoghi, ha avuto una missione molto più longeva di quanto fosse preventivato dagli ingegneri della NASA, e dopo aver percorso circa 7,5 miliardi di chilometri in 7 anni per posizionarsi attorno l’orbita di Mercurio, ieri sera alle 21:26 (ora italiana) si è schiantata sul suolo del pianeta.

La missione è stata un enorme successo, poiché dalle 2.500 fotografie attese dalla NASA a partire da Marzo 2011, ovvero da quando ha iniziato ad orbitare attorno a Mercurio, MESSENGER ne ha inviate ben 270 mila, un numero impressionante che ha permesso di mappare con accuratezza la superficie del più piccolo dei pianeti del Sistema Solare. Non solo. La sonda americana, che aveva orbitato anche 15 volte attorno al Sole e un paio attorno a Venere, grazie ai suoi strumenti (un altimetro, una fotocamera, alcuni spettrometri ed un magnetometro) ha inviato dati alla Terra che hanno permesso di stimare la presenza di mille miliardi di tonnellate di ghiaccio sul pianeta, nonostante la vicinanza alla nostra stella. Essi sarebbero protetti dalle altissime temperature (che arrivano fino a 400° C sulla faccia rivolta al Sole) all’interno di enormi crateri, provocati da un’antica attività vulcanica.

Terminati lo scorso 6 aprile i 600 chilogrammi di propellente composto da idrazina, dei quali il 90% era stato consumato durante il viaggio di avvicinamento a Mercurio, MESSENGER si è sostenuta con il solo elio, le cui ultime riserve sono esaurite il 28 aprile, decretando la sorte della sonda, ormai in balia dell’attrazione gravitazionale del pianeta. Lo schianto deve essere stato altamente spettacolare, poiché secondo gli ingegneri della NASA, MESSENGER ha colpito la superficie di Mercurio ad una velocità di 14 mila chilometri orari, generando un cratere dai 16 ai 20 metri di diametro. Le conferme potremo averle solo tra qualche anno, quando le due sonde dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dell’agenzia spaziale giapponese in seno alla missione BepiColombo andranno a prendere il prezioso testimone lasciato da MESSENGER.