studentessa

Napoli – Non poteva scegliere scusa peggiore tra quelle “sdoganate” da migliaia di studenti universitari per superare esami ostici senza alcuno sforzo. La ben poco onorabile “impresa” di una studentessa iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli risale al 18 febbraio scorso, ma è balzata agli onori della cronaca solo oggi, quando una collega della giovane ha deciso di rendere nota la vergognosa vicenda.

L’assurdo piano della ragazza – prossima laureata in Giurisprudenza presso l’Università “Federico II”  – prende vita nel corso dell’ostico esame di Procedura Civile. Una disciplina temutissima da tutti i futuri avvocati, specialmente da quelli che sono soliti presentarsi non dovutamente preparati all’appello, sperando nel sempreverde colpo di fortuna o, ancora peggio, nutrendo fiducia cieca nelle proprie, spicciole strategie per commuovere i professori.

“Quale drammatica circostanza – avrà pensato l’incauta studentessa – potrebbe ammorbidire anche il docente più “infame” e permettermi di passare l’esame senza sgobbare sui libri?”. La risposta è stata tanto facile quanto sadica. La ragazza ha dunque messo in piedi una sceneggiata degna di “Beautiful”: foulard in testa, cerotti posti a casaccio sulla pelle, la studentessa si è presentata all’appello di Procedura Civile fingendo di essere una malata oncologica, reduce dall’ennesima “tortura” chemioterapica. Peccato che allo stesso appello fosse presente anche Edda, che combatte realmente contro il cancro dal 2011. E’ stata proprio la “vera” paziente a svelare l’inganno della studentessa “furbetta”. “Si è presentata all’appello fasciando la testa in un foulard, simulando la calvizie che consegue le cure, e con bende sparse a caso sul corpo, parlando con tutti della sua triste condizione”, ha raccontato la ragazza che, colpita dallo stato della sua collega, ha pensato di avvicinarla, mostrandole solidarietà ed empatia genuine. “Ho deciso di conoscerla, perché dovevamo farci forza l’una con l’altra, e ci siamo scambiate il numero di telefono”, continua Edda, che non ha impiegato moltissimo tempo a svelare la scandalosa bugia.

Dopo varie conversazioni su Whatsapp, Edda comincia a sospettare qualcosa. Sino alla sconcertante verità. “Non solo non aveva la minima idea di cosa fosse un trattamento chemioterapico, per quanto i suoi capelli erano lunghi fino alla schiena“, ha raccontato la giovane, che delusa dal comportamento della studentessa con velleità attoriali, ha deciso di affrontarla faccia a faccia. La “finta” malata ha, ovviamente, negato l’evidenza, anche di fronte alle conversazioni intrattenute tramite Whatsapp con Edda. Che, nel frattempo, sta meglio e continua ad affrontare il tumore. “Oggi sto meglio , i capelli sono ricresciuti – ammette con entusiasmo la ragazza – La terapia oncologica che affronto ora non è spietata come la chemioterapia…che, da profani, chiamiamo “rossa”“.

Il pensiero di Edda vola rapidamente alle vere “compagne di sventura”e a quella giovane studentessa che, per passare un esame, non ha esitato a mancare di rispetto a tutti i veri pazienti oncologici, prendendo alla leggera una patologia tanto dolorosa quanto, purtroppo, letale: “Sono morte tutte le mie compagne di “sala chemioterpica”…ed io non posso accettare che si manipoli questo strazio!“. Dalla blasonata Università di Napoli – suo malgrado protagonista dell’assurda vicenda – parole di biasimo per la studentessa, tanto sciocca quanto insensibile che, però, non può essere formalmente punita: la speranza è che la giovane, recuperato un pò di sale in zucca, abbia l’umiltà, perlomeno, di scusarsi. E non solo con la coraggiosa Edda.