bisfenolo

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha decretato che il bisfenolo A non rappresenta un rischio per la popolazione di alcuna fascia d’età perché i livelli a cui siamo esposti sono parecchio al di sotto delle soglie di tossicità. In precedenza il bisfenolo (o BPA) è stato accusato di provocare danni ai reni, al fegato e al sistema nervoso ed era ritenuto pericoloso anche per il sistema riproduttivo e immunitario. Ciò non esclude che il BPA possa fare male ma il dosaggio necessario deve essere molto più alto di quello che possiamo ingerire durante la nostra vita quotidiana.

Il bisfenolo è un composto chimico usato per produrre la carta termica degli scontrini e delle plastiche che possono stare a contatto direttamente con il cibo. Ciò comporta che i residui possono essere assorbiti attraverso la pelle o tramite l’inalazione di polvere. Gli studi effettuati per verificare la tossicità del bisfenolo sono molti, tanto che nel 2011 è stata emanata una direttiva europea che ne bandiva l’uso per la fabbricazione dei biberon. L’autorità per la sicurezza alimentare ha però richiesto delle valutazioni in tal senso vista la mole di studi effettuata con l’obiettivo di stimare l’effettiva esposizione a questa sostanza e i rischi concreti che possono derivare dal “contagio”.

Dobbiamo sottolineare, comunque, che il bisfenolo non è stato per niente considerato non tossico, ma il livello di sicurezza è diminuito passando da 50 a 4 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno. Secondo la presidentessa del gruppo di lavoro sul BPA, Trine Husøy: “È probabile che dosi elevate di BPA (superiori di centinaia di volte alla dose giornaliera tollerabile) causino effetti dannosi su reni e fegato e, negli animali, anche sulla ghiandola mammaria. Gli effetti sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare, oltre che il potenziale cancerogeno, non sono considerati probabili, ma le prove disponibili non permettono di escluderli. Nella valutazione si è tenuto conto anche di queste aree di incertezza, così come della possibilità di “risposte non lineari” ovvero di conseguenze dannose indotte soltanto a basse dosi”.

Ai livelli attuali, il bisfenolo non rappresenta un rischio per la salute della popolazione per le persone di qualsiasi fascia d’età, inclusi anche i feti e i neonati per i quali si registrano le maggiori preoccupazioni. Le nuove stime sono molto precise rispetto alle precedenti: “Grazie a un numero notevolmente maggiore di dati di migliore qualità siamo stati in grado di aggiornare e calcolare con più accuratezza l’esposizione alimentare al BPA per tutti i gruppi di popolazione – ha spiegato Husøy –. Di conseguenza oggi sappiamo ad esempio che è da quattro fino a quindici volte minore rispetto a quella a suo tempo calcolata dall’EFSA, a seconda della fascia di età dei consumatori”. È stata stimata anche l’esposizione da fonti non alimentari, anche se non mancano le incertezze: “Mancano dati sull’esposizione cutanea, per esempio la quantità di BPA assorbita dall’organismo attraverso la pelle per contatto con la carta termica o con i cosmetici”. Il prossimo passo sarà la definizione di una dose giornaliera tollerabile ancora più precisa, ma dovremmo aspettare ancora due o tre anni. 

Bisfenolo presente nelle bottiglie