La piccola Madeline, 2 anni, vittima della follia della sua babysitter

La piccola Madeline, 2 anni, vittima della follia della sua babysitter

 

“L’ ho uccisa per poter giocare liberamente su Facebook“. La disarmante confessione di Sheila Polanski, 39enne babysitter del New Jersey accusata dell’ omicidio della piccola Madeline McHenry, ha sconvolto non solo i genitori della bambina, ma anche il giudice chiamato a decidere il destino della donna.

Era il 5 luglio del 2011 quando la babysitter, occupata a sorvegliare Madeline che all’ epoca aveva solo due anni, di fronte al pianto disperato della piccola, ha reagito scuotendola violentemente e sbattendola, infine,con forza contro al muro, sino a farle perdere conoscenza. Mentre Madeline giaceva agonizzante sul pavimento di casa, la Polanski era intenta a giocare, per ben due ore, al popolare gioco online Yo-ville. Solo dopo aver terminato di utilizzare l’ applicazione su Facebook, la donna avrebbe chiamato i soccorsi. Per Madeline McHenry, però, era già troppo tardi. Trasportata d’ urgenza in ospedale, la piccola è deceduta due giorni dopo il suo ricovero: le ferite riportate a causa dell’ impatto si sono rivelate fatali per la povera vittima.

Sheila Polanski, rea confessa di aver ucciso la bambina, rischia ora una condanna a dodici anni per il reato di omicidio aggravato. In attesa della sentenza, prevista per il 2 maggio, emergono particolari inquietanti sul passato della babysitter. Pare che la 39enne, infatti, fosse in cura da un medico a causa di seri problemi mentali, a causa dei quali pare fosse sottoposta a terapia farmacologica. L’ agenzia di babysitting che aveva suggerito la donna alla famiglia di Madeline ha sostenuto di non sapere nulla del passato clinico dell’ accusata. La Polanski avrebbe dichiarato alla Polizia che, nel periodo in cui lavorava come babysitter a casa McHenry, stava attraversando un periodo di forte stress. Giustificazione piuttosto debole per i genitori della piccola Madeline, che hanno visto portare via il loro piccolo angelo, la cui vita, per Sheila Polanski, valeva meno di una partita su Facebook.